Stazione Chiaia
Metro Linea 6

a cura di / by
ANM
Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli
Comune di Napoli

Progettata da Uberto Siola e premiata a Parigi con il riconoscimento internazionale del Prix Versailles, la stazione è un monumentale edificio interrato con funzione anche di collegamento pedonale tra due livelli della città, piazza S. Maria degli Angeli e via Chiaia.
Lo scavo dell'imponente “pozzo” della stazione, circa 30 x 40 metri, ha documentato l’occupazione dell’area dall’età preistorica, portando alla luce anche una diramazione dell’acquedotto del Serino, l’imponente infrastruttura voluta da Augusto (27 a.C. - 14 d.C.) per rifornire la Campania.
In dialogo con il progetto architettonico, l’intervento artistico di Peter Greenaway si articola come un suggestivo viaggio mitologico dai cieli dell’Olimpo alle profondità degli Inferi.


Designed by Uberto Siola and awarded the prestigious Prix Versailles in Paris, the station is a monumental underground building that also serves as a pedestrian passageway between two levels of the city, Piazza S. Maria degli Angeli and Via Chiaia. The excavation of the station revealed evidence of human settlement in the area dating back to prehistoric times, as well as unearthing a branch of the Serino aqueduct, an impressive construction commissioned by Emperor Augustus (27 BC–14 AD) to supply water to Campania. In dialogue with the architectural design, Peter Greenaway's artistic intervention takes the viewer on a mesmerising mythological journey – from the heavens of Olympus to the depths of the Underworld.





progetto
Uberto Siola | 2024

Per la stazione Chiaia il progetto di Uberto Siola ha previsto la realizzazione di un monumentale edificio su più piani totalmente interrato, con funzione - oltre che di accesso alle banchine metropolitane - di collegamento verticale tra due diversi livelli della città, quello in cui è disposto l’ingresso principale, su piazza Santa Maria degli Angeli, e il secondo su Via Chiaia.

L’edificio si presenta come una successione di volumi sovrapposti – un cilindro, un cubo, un prisma ottagonale, una cupola semisferica – connessi dall’idea cardine del “trasporto della luce naturale” dal livello più alto di piazza Santa Maria degli Angeli, con la grande cupola vetrata a sesto ribassato, fino al livello delle gallerie. La discesa nella stazione costituisce quindi un’esperienza di variazione della percezione della luce naturale. Attraversando cupole trasparenti poste a diversi livelli, il viaggio dei raggi solari ci conduce dall’intensità abbagliante della “piazza alta”, attraverso un’attenuazione progressiva, fino alla suggestione dell’ultimo “occhio di luce” al centro della cupola che copre la “piazza bassa” al livello dei treni, quasi evocando un Pantheon sotterraneo.

“Fare in modo che la luce dall’alto arrivi al cuore della città, in un gioco di spazi che unisce tutti gli strati di Napoli” così racconta il suo progetto l’architetto Siola (P. Barbuto, Napoli Linea 6, parla il progettista Siola: «Stazione Chiaia, un viaggio verso l’Ade», in “Il Mattino”, 15 luglio 2024), che sottolinea anche come la rampa circolare che conduce da Monte di Dio a via Chiaia riecheggi il bastione della Rampa elicoidale di Urbino, progettato tra il 1480 e il 1488 da Francesco di Giorgio Martini proprio con funzione di collegamento tra due livelli della città.

In stretta correlazione con il progetto architettonico di Siola è stato sviluppato l’intervento artistico multidisciplinare di Peter Greenaway che si configura come un’opera unitaria, ma articolata in una sequenza complessa di molteplici segni artistici bidimensionali e tridimensionali. Il filo narrativo e concettuale che caratterizza lo spettacolare intervento di Greenaway è quello di un viaggio mitologico “dai Cieli dell'Olimpo alle profondità misteriose degli Inferi”, ad evocare il mondo culturale antico, greco-romano, sedimentato fin dalle sue origini nella memoria della città.

Mentre il susseguirsi dei volumi centrali della stazione – il “cuore” dell’architettura attraversato dalla luce - è connotato dalla continuità del bianco, le altre pareti nel passaggio da un piano all’altro mutano il registro cromatico: “Ogni livello della Stazione è così associato ad una divinità e a ogni divinità è associato un colore, con tutte le relative implicazioni psicologiche e metaforiche. Il gioco dei riflessi tra la costante della luce naturale e il succedersi di colori ispirati ai dipinti murali di Pompei ed Ercolano diventa così testimonianza emblematica del costante dialogo creativo tra architetto ed artista. Bianco-azzurro è il cielo di Giove, blu cobalto il mare di Nettuno, verde smeraldo la terra di Cerere, giallo arancio il melograno di Proserpina e rosso cremisi il colore dominante negli Inferi di Plutone”.

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